lunedì 17 novembre 2014

Ichijū sansai: seminario di cucina giapponese

Ieri io e Masako Tominaga abbiamo tenuto un seminario di cucina giapponese presso Doozo. Ero in un posto a cui sono molto affezionata, le allieve mi sono sembrate piene di curiosità e soprattutto la cuoca Masako ci ha mostrato la preparazione di diverse ricette trasmettendo a tutti noi un grande amore per il proprio paese: è stata una bella domenica per me!

La cuoca Tominaga Masako ai fornelli


I partecipanti



Ormai mi occupo già da tempo di cucina (e storia della cucina) giapponese, il mio interesse principale sono i rapporti tra alimentazione e religione, ma mi appassionano tutti gli aspetti della cultura alimentare del paese, dall’antichità fino ai giorni nostri. Ho tradotto spesso ricette, menù, brevi testi di cucina e spero in un futuro non troppo lontano di avere la possibilità di dedicarmi alla traduzione di interi libri sull’argomento. 

Una pagina delle dispense con le ricette che abbiamo preparato per gli allievi

Ma veniamo al seminario di ieri. Non voglio dilungarmi troppo. Solo una breve spiegazione di cosa significa Ichijū sansai e del perché abbiamo scelto questo argomento per il corso. Poi le immagini :)

Ichijū sansai letteralmente significa “una zuppa, tre piatti” ed indica un pasto costituito da una zuppa e altri tre piatti, il principale dei quali si chiama shusai 主菜, gli altri due sono i fukusai 副菜. Il pasto comprende sempre una ciotola di riso e delle verdure in salamoia, che però non rientrano nel conteggio delle pietanze.
La scelta è caduta su questo aspetto della cucina giapponese per l’importanza storica della formula Ichijū sansai nell’alimentazione quotidiana in Giappone fin dall’antichità. Una testimonianza inequivocabile dell’esistenza di questa abitudine alimentare la troviamo già in tardo periodo Heian (794-1185), in un rotolo illustrato, lo yamai no sōshi 病草紙.

Yamai no sōshi, rotolo dipinto del tardo periodo Heian

Potete vedere in basso una raffigurazione di un pasto, in cui c’è la classica ciotola di riso, una zuppa, e tre piattini, presumibilmente pesce essiccato e verdure in salamoia. La zuppa è a destra, il riso a sinistra, esattamente come si fa anche adesso.

In programma c’erano:

La cottura del riso bianco a vapore
Il brodo dashi
La zuppa di miso
Asazuke di zenzero e daikon
Salmone in salsa teriyaki
Sunomono di alga wakame e cetrioli
Goma-ae di cicoria
Onigiri

Ed ecco qualche altra immagine per voi!







Preparazione del salmone in salsa teriyaki

Preparazione di sunomono di alghe wakame e cetrioli

Masako pesta il sesamo nel suribachi


Goma-ae di cicoria e sesamo nero


domenica 28 settembre 2014

John Keats, to Autumn 

Qualche settimana fa ho postato due poesie giapponesi dedicate all'autunno. Oggi vorrei ricordare l'ode all'autunno dell'amatissimo Keats. Vi trascrivo il testo originale e la traduzione italiana di Silvano Sabbadini.




Season of mists and mellow fruitfulness
close bosom-friend of the maturing sun
conspiring with him how to load and bless
with fruit the vines that round the thatch-eaves run;
to bend with apples the moss'd cottage trees,
and fill all fruit with ripeness to the core;
to swell the gourd, and plump the hazel shells
with a sweet kernel; to set budding more,
and still more, later flowers for the bees,
until they think warm days will never cease,
for summer has o'er-brimm'd their clammy cells.

Who hath not seen thee oft amid thy store?
Sometimes whoever seeks abroad may find 
thee sitting careless on a granary floor,
Thy hair soft-lifted by the winnowing wind;
or on a half-reap'd furrow sound asleep,
drows'd with the fume of poppies, while thy hook
spares the next swath and all its twined flowers:
and sometimes like a gleaner thou dost keep
steady thy laden head across a brook;
or by a cider-press, with patient look,
thou watchest the last oozings hours by hours.

Where are the songs of Spring? Ay, where are they?
Think not of them, thou hast thy music too,-
While barred clouds bloom the soft-dying day,
and touch the stubble-plains with rosy hue;
then in a wailful choir the small gnats mourn
among the river sallows, borne aloft
or sinking as the light wind lives or dies;
and full-grown lambs loud bleat from hilly bourn;
hedge-crickets sing; and now with treble soft 
the red-breast whistles from a garden-croft;
and gathering swallows twitter in the skies.


All'Autunno

Stagione di nebbie e morbida abbondanza,
tu, intima amica del sole al suo culmine,
che con lui cospiri per far grevi e benedette d'uva,
le viti appese alle gronde di paglia dei tetti,
tu che fai piegare sotto le mele gli alberi muscosi del casolare,
e colmi di maturità fino al torsolo ogni frutto;
tu che gonfi la zucca e arrotondi con un dolce seme
i gusci di nocciola e ancora fai sbocciare 
fiori tardivi per le api, illudendole 
che i giorni del caldo non finiranno mai
perché l'estate ha colmato le loro celle viscose:

Chi non ti ha mai vista, immersa nella tua ricchezza?
Può trovarti, a volte, chi ti cerca,
seduta senza pensieri sull'aia
coi capelli sollevati dal vaglio del vento,
o sprofondata nel sonno in un solco solo in parte mietuto,
intontita dalle esalazioni dei papaveri, mentre il tuo falcetto
risparmia il fascio vicino coi suoi fiori intrecciati.
A volte, come una spigolatrice, tieni ferma
la testa sotto un pesante fardello attraversando un torrente;
O, vicina a un torchio da sidro, con uno sguardo paziente,
sorvegli per ore lo stillicidio delle ultime gocce.

E i canti di primavera? Dove sono?
Non pensarci, tu, che una tua musica ce l'hai - 
Nubi striate fioriscono il giorno che dolcemente muore,
e toccano con rosea tinta le pianure di stoppia:
allora i moscerini in coro lamentoso, in alto sollevati
dal vento lieve, o giù lasciati cadere,
piangono tra i salici del fiume, 
e agnelli già adulti belano forte dal baluardo dei colli,
le cavallette cantano, e con dolci acuti
il pettirosso zufola dal chiuso del suo giardino:
si raccolgono le rondini, trillano nei cieli.


E a proposito di autunno e di Keats, non è forse questo il periodo ideale per andare a fargli una visita?

Tomba di John Keats, cimitero acattolico di Roma, Piramide


Dedicato alla mia cara amica (e fine poetessa) Maria Luigia Troiano







martedì 16 settembre 2014

La postazione di lavoro perfetta per il traduttore

Questa mattina curiosando su Bloc-Notes, il blog della rivista Tradurre, ho trovato un sondaggio sull'ergonomia della postazione di lavoro. Ecco il link al questionario in italiano:

Sondaggio sull'ergonomia della postazione di lavoro del traduttore

Ho risposto alle domande un po' per curiosità, un po' per una specie di senso del dovere del traduttore verso tutto ciò che riguarda la propria professione, ma poi, man mano che procedevo nel questionario, mi sono messa a pensare (e a immaginare).

Oltre ad informarsi sulla presenza di sedie regolabili, monitor adeguati, scrivanie abbastanza larghe, ecc. le domande riguardavano l'ambiente circostante nel suo complesso. C'è una finestra e, dunque, possibilità di avere aria fresca nella stanza? Si sentono rumori da fuori? I colleghi, i vicini, gli amici ti disturbano durante il lavoro? 

Allora mi sono chiesta, quale sarebbe la mia postazione ideale per tradurre? Una finestra ce l'ho, ho anche un balcone, ma cosa mi piacerebbe vedere fuori? Che suoni vorrei entrassero in stanza? Che profumi?

Mi è subito venuto in mente il blog La stanza del traduttore, dove i traduttori descrivono il luogo, la stanza, in cui lavorano abitualmente. Le stanze che amo di più sono quelle che parlano di mare e campagna, sarà perché al momento vivo in città? L'erba del vicino è sempre più verde (e più profumata)? Chi lo sa! Però ho provato a raccogliere informazioni dentro di me e a creare la mia stanza immaginaria, quella in cui spero di poter tradurre fra qualche anno.

Vorrei avere sempre fiori di campo sul davanzale della finestra


Hampshire, Chawton, Jane Austen's house museum, estate 2014

Mi piacerebbe ci fosse un camino


Jill Barklem, Brambly Hedge

Dovrei poter raggiungere il mare a piedi




Fuori dalla finestra voglio vedere esplodere l'autunno








Jill Barklem, Brambly Hedge

D'inverno, la neve




Potrebbe essere così vista da fuori


Hampshire, Chawton, estate 2014

La mia futura scrivania 


San Girolamo nello studio, Domenico Ghirlandaio

Ma per ora mi accontento di fare decorazioni autunnali (da un'idea di Susan Branch) e appenderle alla finestra di fronte alla postazione di lavoro! 




Chi si accontenta gode, pensiamola così, va'!






domenica 14 settembre 2014

Ma, io, preferisco i monti d’autunno!

Gli amanti dell’estate me ne vorranno, ma io aspetto l’autunno con tutto il cuore perché per me è la stagione più bella per tradurre. 




Forse è per questo che stamattina mi sono svegliata col ricordo della celebre composizione sull’autunno attribuita alla principessa Nukata 額田 (Man’yōshū, 16):

冬ごもり 春さり来れば 鳴かざりし 鳥も来鳴きぬ 咲かざりし 花も咲けれど 山を茂み 入りても取らず 草深み 取りても見ず 秋山の 木の葉を見ては 黄葉をば 取りてそしのふ 青きをば 置きてそ歎く そこし恨めし 秋山われは
巻一(十六)

Fuyugomori / haru sarikureba / nakazarishi / tori mo kinakinu / sakazarishi / hana mo sakeredo / yama o shimi / irite mo torazu / kusa fukami / torite mo mizu / akiyama no / konoha o mite wa / momichi oba / torite so shinou/ aoki oba / okite so nageku / soko shi urameshi / akiyama so are wa

Quando arriva la primavera,
non più prigioniera dell’inverno,
gli uccelli che non cantavano
tornano a cantare,
i fiori che non sbocciavano
sbocciano, ma
i monti sono così folti
che se ci si inoltra non riusciamo a cogliere i fiori,
l’erba è così alta e invadente
che se li cogliamo non riusciamo a vederli bene.
Ma quando guardiamo le foglie
dei monti in autunno,
raccogliendo quelle gialle
le apprezziamo,
lasciando sui rami quelle verdi
sospiriamo.
Avrei da ridire solo su quest’ultima cosa, 
ma, io, preferisco i monti in autunno!

(Traduzione di Pierantonio Zanotti, in Introduzione alla storia della poesia giapponese. Dalle origini all’Ottocento, Venezia, Marsilio, 2012)


Kawase Hasui (1883 - 1957), Tardo Autunno, Ichikawa, 1930


Penserete che in fondo è un po’ presto, le foglie non sono ancora ingiallite e i frutti dell’autunno non ancora maturi, ma è una sensazione (o forse una speranza?), l’autunno è vicino.

秋きぬとめにはさやかに見えねども風のをとにぞおどろかれぬる

Aki kinu to
me ni wa sayaka ni
mienedomo
kaze no oto ni zo
odorokarenuru

Non vedo ancora
i chiari segni
che sia venuto l’autunno,
ma il fruscio del vento
mi sorprende

Fujiwara no Toshiyuki, Kokin waka shū. Raccolta di poesie giapponesi antiche e moderne, Milano, Ariele, 2000. Libro 4, 169. Traduzione di Ikuko Sagiyama.


Kawase Hasui (1883 - 1957), Tempio Nanzen in autunno








  

venerdì 4 luglio 2014

Lavori in corso

Dopo un lungo periodo di assenza, sono di nuovo qui! Non avevo dimenticato il blog, ma l'ultima traduzione mi ha assorbito completamente per vari mesi. Ora il volume è quasi in stampa, io mi godo un po' di riposo e soddisfazione per il libro portato a termine e penso ai prossimi post e ai cambiamenti che voglio fare al blog. Lavori in corso, insomma! Ci rivediamo presto, ma intanto ci tengo a dire:






sabato 1 dicembre 2012

Venerdì 7 dicembre ore 17:30-19:00
Presso Doozo art books and sushi
Racconti di Giappone in una tazza di tè
Letture di autori giapponesi sorseggiando una tazza di tè
A cura di Anna Lisa Somma (blog Biblioteca giapponese), Angela Verdini e Rie Miyauchi
Recita Jun Ichikawa
Ingresso libero


In cima alla collina di Entsuji,
d'estate, sotto le verdi piante,
beviamo un bicchiere di sake,
per difenderci dall'arsura estiva.
Svuotata la borraccia,
componiamo poesie,
dimenticando il caldo,
al rintocco delle campane
del monastero
               Daigu Ryokan


In collaborazione con Più Libri Più Liberi 2012


mercoledì 21 novembre 2012

Sabato 24 novembre  ore 16:00-19:00
Presso Doozo art books and sushi

L'arte del gioco del go
Storia, regole e curiosità
A cura del Go Club di Roma Fujisawa Shuko
Ingresso libero

Go è il nome giapponese di un antico gioco asiatico conosciuto in Cina come Weigi e in Corea come Baduk. Due giocatori creano sulla tavola strutture viventi che consentono il controllo del territorio. è quindi un gioco di strategia, ma soprattutto una sfida intellettuale e una sorgente di piacere estetico: infatti, pur vantando una storia millenaria, il gioco non è stato ancora completamente esplorato a casua della sua complessità e consente grande libertà e creatività.
Nel corso del pomeriggio si parlerà dell'origine del gioco, delle sue regole, del go nella letteratura, delle differenze tra il go antico e moderno e del go nell'era di internet.
Per chi vorrà provare a giocare saranno a disposizione una serie di goban e i consigli dei membri del Go club di Roma Fujisawa Shuko.


Sabato 10 novembre  ore 18:00-20:00
Presso Doozo art books and sushi

La traduzione fra "estraneo" e "straniante": avvicinarsi oggi a un testo giapponese dell'anno Mille
Incontro con Maria Teresa Orsi
A cura di Angela Verdini
Ingresso Libero

Molto si ragiona su cosa significhi tradurre, sul ruolo del traduttore, sulle sue responsabilità, il suo impegno, le sue difficoltà: si discute sui sistemi, sempre inevitabilmente parziali, di traghettare un'opera da una lingua all'altra.


Questo discorso è tanto più complesso e insidioso quando si affronta un'opera come il Genji Monogatari, tanto lontana nel tempo e nello spazio, che ha nella oscurità di molti suoi passi non solo una delle sue caratteristiche, ma anche uno dei principali elementi di attrazione. La scelta fra ciò che può essere avvertito come "estraneo" oppure "straniante" diventa sostanziale: "estraneo" viene qui inteso come un elemento positivo, capace di stimolare il lettore permettendo di intervenire con la sua libera, soggettiva "interpretazione"; tocca il tasto della fantasia, di quella creazione di libere relazioni che è essenziale al godimento estetico. "Straniante", invece, è ciò che impedisce l'interpretazione, che lascia il lettore impotente di fronte a un testo da cui si sente respinto o che può indurlo a errori o fraintendimenti. Essenziale diventa allora capire quale percorso sia possibile scegliere per rendere compatibili orizzonti culturali diversi.

venerdì 19 ottobre 2012

Sabato 27 ottobre ore 18:00-20:00
Presso Doozo art books and sushi

Le stagioni dell'ikebana: l'autunno
Conferenza di Silvana Mattei
A cura di Angela Verdini

Il ritmo delle stagioni scandisce il tempo dell'ikebana così come quello di tante altre espressioni artistiche e culturali giapponesi. In ikebana alcuni fiori in particolare diventano testimoni e simbolo di questo fluire e vengono identificati con una stagione specifica.




Questo incontro è dedicato all'autunno e ai suoi simboli: il crisantemo, l'acero, il miscanthus e le sette erbe d'autunno. In una carrellata di immagini, arricchita da alcune citazioni poetiche, si analizzerà come questi fiori possano essere usati nell'ikebana della scuola Ohara in modi e forme compositive molto varie e diverse tra loro pur mantenendo una forte connotazione stagionale. Durante l'incontro le singole essenze verranno anche descritte da un punto di vista botanico, oltre che estetico-varietale e simbolico.

Ingresso libero 

Per chi vorrà approfondire e sperimentare nella pratica, il 17 novembre si terrà, sempre presso Doozo e a cura di Silvana Mattei, il workshop Kiku: i raggi del sole, momiji: i colori dell'autunno.

martedì 9 ottobre 2012

Sabato 13 ottobre ore 18:00-20:00
Presso Doozo art books and sushi

Note su Hiroshima
di Ōe Kenzaburō
Gruppo di lettura tenuto dalla dott.ssa Chiara Chiapponi
A cura della dott.ssa Angela Verdini
                           

Come affrontare il tragico bombardamento atomico su Hiroshima? Come descrivere una città dove la miseria umana è un problema tangibile e reale e il cui popolo porta su di sé "le ferite aperte sul genere umano"?
Ōe Kenzaburō, premio Nobel nel 1994, scrittore profondamente sensibile al rapporto tra impegno sociale e letteratura, ancora giovane giornalista intraprende un viaggio per far emergere dall'ignoto le storie degli hibakusha, le vittime del bombardamento atomico, e di tutti coloro che si sono impegnati a curare le loro ferite fisiche e morali.
Il suo viaggio si trasformerà in una ricerca della dignità del popolo giapponese, nel manifesto dell'umanità di cui ha bisogno la società contemporanea. costretta a vivere in un mondo minacciato dalle armi nucleari, e che gli abitanti di Hiroshima incarnano con il loro sentimento disperato ma nello stesso tempo speranzoso.
Con la lettura di alcuni passi di Note su Hiroshima ripercorreremo il viaggio fisico e intellettuale di Ōe Kenzaburō "passando al setaccio le sensazioni, i pensieri, il senso della morale" dello scrittore, attraverso gli occhi di chi ha subito l'umiliazione più grave della storie dell'umanità e tuttavia ha saputo dare prova di grande dignità.
Ingresso libero - Prenotazione obbligatoria
Per informazioni  info@doozo.it  Tel.06-4815655 (mar-sab 16:00-19:00)